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Progettare il Concorso di Architettura

  • Progettare il Concorso. Committenza Digitale e Concorsi di Progettazione: una relazione complessa

    Angelo Luigi Camillo Ciribini, DICATAM, Università degli Studi di Brescia

    Il Concorso di Progettazione appare godere, in questo frangente storico, di un momento di particolare fortuna, tanto legislativa quanto culturale: in particolare, esso identifica alcune delle principali ragioni e rivendicazioni degli Architetti.
    Il Concorso di Progettazione, tuttavia, molto spesso sembra riflettere l’esaltazione della originalità e della specificità di una concezione, di una soluzione, progettuale in grado di mettere in crisi il Professionalismo, per così dire referenziato e consolidato, nonché le sue possibili collusioni colla Controparte all’interno dell’istituto del Contratto di Appalto di Servizi di Progettazione.
    In realtà, il Concorso, più che i Progettisti, sembra porre in primo piano i Committenti, nel senso che la qualità della risposta progettuale sembra sempre più essere condizionata e dipendente dalla capacità e dalla Cultura di Committenza.
    In sostanza, due sono gli elementi che sembrano sussistere con particolare rilevanza:
    1) la necessità di comparare le Opzioni Progettuali proposte e, soprattutto, di monitorarne esaustivamente le implicazioni e le conseguenze;
    2) lo sfondo destinale che, per la Committenza contemporanea, il Ciclo di Vita dell’Opera assume.
    Per quanto riguarda il primo punto, è evidente come alla Committenza sia richiesta una Cultura e una Pratica del Briefing che sia in grado di formulare in maniera computazionale e computabile il Documento Preliminare alla Progettazione, secondo una accezione non deformata come quella domestica, lineare e meccanicistica, e, al contempo, che possa instaurare un dialogo coi Progettisti che concorrono, difficilmente praticabile nell’ambito delle prassi amministrative.
    Più in generale, al di là della complementarietà duale tra Commissione Istruttoria e Giuria, è proprio la difficoltà della Committenza a esprimere una Progettualità propria manifestabile in termini di vincoli e di possibilità a far spesso difetto.
    Di fatto, le richieste generiche ed evanescenti della Domanda danno la stura a risposte progettuali non controllabili né comparabili, la cui legittimazione diviene difficoltosa e critica: senza contare che, in definitiva, molto spesso il Concorso si conclude meglio con l’Esposizione dei Progetti esaminati e giudicati piuttosto che non colla prosecuzione dell’iter progettuale.
    Come sempre, però, è il retroterra inedito posto dalla Digitalizzazione a imporre nuove questioni.
    Se, infatti, le criticità che si possono rinvenire nello svolgimento di un processo analogico riguardano le Condizioni di Produzione del Progetto da parte di compagini recentemente formatesi e affermatesi, cioè i suoi Contenuti Economico-Finanziari e la sua Costruibilità, nel processo digitale tutto appare assai più intricato ed esigente.
    Prima di tutto, i materiali forniti dal Committente dovrebbero il più possibile racchiudersi nel Modello Informativo BIM/GIS, esteso, nella dimensione della Connessione e del Flusso, ben oltre i confini del sedime dell’area oggetto del Concorso.
    Detto in altri termini, l’area oggetto della Progettualità si dilata, anche se non necessariamente nei termini oggettuali e formali consueti.
    In secondo luogo, ciò che il Committente può porre all’attenzione dei Progettisti dell’Opera è un vero e proprio Progetto dei Servizi, analizzati, modellati e simulati, anche secondo una accezione spaziale.
    La narrazione spaziale che, dunque, il Committente è in grado di svolgere nasce dalla focalizzazione del Committente sugli Aspetti Operativi che il Cespite presenterà nel corso della propria Vita Utile…di Servizio.
    Ecco, appunto, la Digitalizzazione pone come prioritaria la Progettazione Simulativa dei Modi d’Uso del Manufatto e, di conseguenza, la Servitizzazione Connessa dell’Opera, non più la sua mera Rappresentazione Oggettuale.
    Evidentemente, riprendendo una versione aggiornata delle istanze proprie della Partecipazione, il Committente, come Data-Driven Key Player, pone ai Progettisti domande e suggestioni che non sono circoscritte alla Fisicità del Manufatto e che, pertanto, coinvolgono una diversa Autorialità nella Progettazione, poiché stabiliscono un nesso diretto tra i Comportamenti immaginati e simulati degli Utenti all’interno dell’Opera da concepire e le relative Modalità di Utilizzo per l’Erogazione di Servizi (dal Briefing alle Operations).
    D’altra parte, la Digitalizzazione del Concorso di Progettazione non consiste certo nel ricorso a qualche Piattaforma Digitale, bensì nella creazione di un Ecosistema Digitale in cui Istruttorie e Decisioni siano fondate su Flussi Informativi Computabili.
    Diviene qui palese la debolezza di una interpretazione entusiastica dei Concorsi di Progettazione come risolutiva e, addirittura, taumaturgica, laddove Documenti Preliminari privi semplicemente di un credibile Modello di Gestione, che si tratti di un teatro come di un ufficio, ma anche di una residenza innovativa sul piano sociale, innescano una Morfogenesi del Progetto più Oggettuale che Spaziale, tutto sommato nell’Indifferenza del Contenitore ai Contenuti che si desiderano, i quali peraltro, divengono Evolutivi e non restano Statici.
    L’autoreferenzialità di proposte progettuali così poco fondate è, poi, ulteriormente accentuata da una discontinuità più o meno esplicita con le Fasi Progettuali successive.
    Ancora una volta, così come per l’Appalto Integrato, il Concorso di Progettazione appare una locuzione evocativa che, senza una attenta analisi del contorno, rischia di risolversi velleitariamente e rischia di nuocere al ceto professionale.

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