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Professionisti: una vittoria di Pirro?

  • Professionisti e Amministrazioni Pubbliche nei Lavori Pubblici: Processi Digitalizzati, Formule Contrattuali, Modelli Organizzativi

    Angelo Luigi Camillo Ciribini, DICATAM, Università degli Studi di Brescia

    Se si leggono alcuni passaggi della Legge Delega di trasposizione delle Direttive Comunitarie 23 e 24 del 2014, approvata dal Parlamento nel Gennaio del 2016, si può, almeno in apparenza, desumere che il Professionalismo Analogico abbia conseguito una importante affermazione, all’insegna della Centralità del Progetto, ad esempio, grazie alle misure che trasferiscono i Servizi di Progettazione all’esterno delle Strutture di Committenza Pubbliche, che limitano «radicalmente» l’Appalto Integrato (ma non, tra gli altri, il Contratto di Disponibilità, il Leasing Immobiliare o l’Energy Performance Contract, per non dire della Concessione e del Partenariato Pubblico Privato), che esaltano l’istituto del Concorso di Progettazione.
    Anzitutto, un osservatore malevolo, potrebbe osservare l’ossimoro concettuale contenuto nell’accostamento tra Modellazione Informativa e Appalto Dis-Integrato (di sola Costruzione basato sul Progetto Esecutivo).
    Ma poiché non è questo il nostro caso, proviamo a misurare, in primo luogo, il plot narrativo che sottende a questa impostazione e, in secondo luogo, le conseguenze letterali di questa rivendicazione della Centralità dei Professionisti, invero, più che della Progettazione.
    Ovviamente la motivazione che legittima il ritorno alla Centralità dei Professionisti risiede nella precedente subordinazione che la loro creatività soffriva nei confronti di Imprese di Costruzioni indifferenti e, anzi, insofferenti della loro autonomia ideativa, oltre che mal disposte a remunerare adeguatamente i Progettisti e ancor meno a consentire che il Progetto Esecutivo limitasse la potenzialità di contenzioso. Come se, invece, le realtà professionali, al di là di una inconsistenza dimensionale preoccupante, brillassero nell’aderire alle richieste di Commitenza o nel formare e nel remunerare i propri collaboratori, non di rado ridotti a una sorta di operaismo intellettuale, favorito dalla proliferazione dei laureati in Architettura e, in misura minore, in Ingegneria Edile Architettura.
    Per di più, la Progettazione svolta all’interno delle Amministrazioni Pubbliche non avrebbe, secondo la vulgata comune, presentato in alcun modo gli stessi livelli qualitativi di quella erogata sul versante privatistico dalle Società di Ingegneria e, in ispecie maggiore, dai Liberi Professionisti.
    Deriviamo, allora, le conseguenze della fine di questo stato delle cose realizzato mediante la riforma legislativa: Organismi di Progettazione, vere e proprie Knowledge-Based Organization, armate dei metodi e degli strumenti della Modellazione Informativa, deterranno il controllo più assoluto dell’intera Fase di Progettazione, supportate da Amministrazioni Pubbliche dotate di grandi competenze in materia di Programme & Project Management, relegando le Imprese di Costruzione e di Installazione a un ruolo meramente realizzativo, impedite dalla elevatissima Qualità dei Progetti ad avanzare qualsiasi riserva.
    Si tratta di un assunto, molto vicino a quello caratteristico della legislazione del 1994, che, per sovrappiù, si applicherebbe in un contesto di profonda trasformazione dei Prodotti Immobiliari e Infrastrutturali.
    Andiamo, però, con ordine: la possibilità reale che Organismi di Progettazione siano in grado di definire compiutamente i contenuti di dettaglio di un Progetto Esecutivo che lasci, oltre a tutto, poco spazio alla Progettazione Costruttiva in termini interpretativi, sembra palesemente configgere e confliggente con una micro-strutturazione pervasiva di un tessuto professionale, che ha, inoltre, grandi difficoltà a coordinare le competenze specialistiche (in cui il Design Management è quasi completamente sconosciuto, per non dire remunerato) e che non ha che scarse capacità di investimento nella Ricerca & Sviluppo.
    Le insufficienti remunerazioni, unitamente alle ridotte tempistiche concesse contrattualmente ai Progettisti e agli Organismi di Ispezioni non fanno che peggiorare le cose.
    E tutto ciò si riferisce al Prodotto Immobiliare e Infrastrutturale tradizionale, quello, per intendersi che risaliva agli Anni Novanta.
    La prospettiva di un Prodotto Immobiliare e Infrastrutturale Servitizzato e Connesso, legato non più all’Inaugurazione del Cespite, bensì al Ciclo di Vita, non può evidentemente che rendere tale situazione ancora più critica e contraddittoria rispetto all’impostazione legislativa auspicata e promossa dalle Rappresentanze Professionali.
    Ipotizziamo, tuttavia, che le perplessità straordinarie evidenziate possano essere, quasi per miracolo, superate: a questo punto, il sapere richiesto, così impegnativo, al Professionismo, non più Analogico, bensì Digitale, dovrà essere sufficiente per assumersi, da parte dei Liberi Professionisti, una aumentata responsabilità di carattere assicurativo e, nella prospettiva evolutiva dei mercati avanzati, una prevaricante responsabilità sui risultati, non più solo sui mezzi, di natura imprenditiva.
    Quest’ultimo, infatti, è il punto nodale: salutare con favore la ritrovata Centralità dei Progettisti, quali assuntori di responsabilità e di obblighi rafforzati in maniera inedita e inusitata.
    Se così non fosse, allora si dovrebbe desumere che l’ambizione nutrita riguardi la pretesa di acquisire un ruolo prioritario, in un clima di relativa irresponsabilità, se non su piani soggettivi e insindacabili.
    È, di conseguenza, realistico e credibile che questo tessuto piccolo e, soprattutto, micro-professionale e individualistico sia idoneo e congruente con un Settore permeato da Conoscenza e Rischio?
    E se mai ciò fosse possibile, avrebbe senso educare l’Imprenditorialità a un modello concettuale che neghi, nei fatti, Collaborazione e Integrazione, paradigmi indiscutibili dei Mercati Internazionali del prossimo avvenire?
    Su un piano squisitamente contrattuale è chiaro che, così facendo, a Committenti Pubblici e a Imprese si aprono due vie alternative: ricorrere alle formule procedurali che ancora consentano Collaborazione e Integrazione oppure predisporsi a un regime di contenzioso assai florido, in quanto Progettisti e Validatori si troveranno esposti a un fuoco di filo serrato, da parte di Imprese Appaltatrici finalmente deresponsabilizzate progettualmente.
    Nei fatti, la saggia raccomandazione avanzata dai Costruttori di limitare l’Integrazione alla Progettazione Esecutiva, anziché a quella Definitiva, non è stata salutata con la dovuta prudenza da parte di una classe professionale che, sostanzialmente, per via del desiderio di riacquistare quote di mercato, si sta esponendo a condizioni di notevole rischiosità, e sta facendo fare altrettanto alla Domanda Pubblica, con cui un tempo condivideva un rapporto fiduciario.
    Giungiamo, dunque, al punto successivo: la Progettualità interna alla Committenza Pubblica è ormai neutralizzata e deve essere, nell’ambito dei processi di accorpamento delle Stazioni Appaltanti (non delle Amministrazioni Concedenti), rapidamente riconvertita nel senso del Programme & Project Management, una disciplina tanto indispensabile quanto negletta proprio a far data dagli Anni Novanta, colla introduzione maldestra della figura del Responsabile Unico del Procedimento.
    Si tratta di una necessità impellente, ma non certo agevole da conseguire, in quanto il tema concerne l’introduzione di apparati mentali e di conoscenze operative del tutto estranee alla maggior parte delle Strutture di Committenza Pubblica che, per contro, rinunciando alla remunerazione accessoria, si muoverebbero in maniera ancor più disincentivata,
    Ammettiamo, tuttavia, che, anche in questo caso, dopo aver disposto celermente di una classe professionale di eccezionale competenza, anche la funzione committente in breve si doti di saperi di straordinaria efficienza ed efficacia, a iniziare dalla Gestione dei Concorsi di Progettazione.
    Ebbene, avremmo, allora, finalmente, una Domanda Pubblica che esercita una forte Progettualità, costringendo il Professionalismo Digitale a un incredibile aumento della quantità e della qualità delle prestazioni professionali offerte a cominciare dal Briefing e dalla redazione del Documento Preliminare alla Progettazione: senza un significativo incremento delle remunerazioni?
    Non sarebbe stato più consigliabile per le Rappresentanze Professionali meditare attentamente sulla opportunità di far fronte a una evoluzione radicale del mercato, che si annuncia quale sconvolgente di identità, di ruoli e di responsabilità, tramite categorie concettuali consone al dibattito comunitario e internazionale?
    Il fatto è che l’evoluzione tecnologica finalmente offre alle logiche contrattuali e finanziarie la possibilità di rompere gli schemi consolidati e presuppone, sul medio periodo, la riduzione delle professionalità mediocri, l’assunzione di rischi imprenditoriali, il coinvolgimento forzato e precoce nella fase ideativa dei soggetti abitualmente da essa estromessi.
    Il trionfo di coloro che sostengono una accezione sequenziale e separata delle Fasi del Procedimento di Lavori Pubblici non si rivelerà presto quale Vittoria di Pirro?
    Anzi, una tale impostazione, all’interno di un contesto trasformativo così imponente, in cui, con beneficio evidente per la lotta alla corruzione e per l’azione di ANAC, tutti i soggetti dovranno agire entro un Ecosistema Digitale, non condurrà a rivestire una posizione insostenibile?

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