Tavoli

Questo argomento contiene 8 risposte, ha 4 partecipanti, ed è stato aggiornato da  AT 1 anno, 7 mesi fa.

Lo studio di Architettura impostato come un'impresa: pro e contro

  • Perché la maggior parte degli Architetti collabora con partita IVA e non si costituisce in una srl o altre forme societarie?

    Ottima riflessione. Sono limiti culturali (architetto singolo come aspirazione di riconoscibilità)? strutturali (difficoltà di organizzarsi in strutture più ampie per mancanza di informazioni)? altro?

    il corso e-learning dell’Ordine “Lo studio professionale come progetto di impresa tra regole e management” affronta proprio questi argomenti

    Sono d’accordo AT, è in università che si inizia a sognare di essere un giorno riconosciuti internazionalmente come Architetti mentre forse avrebbe senso essere più concreti e inserire un corso di management su come rendere la professione dell’architetto più economicamente sostenibile.

    Sì è vero Francesca, l’ho notato. Forse non dovrebbe essere un’opzione poterlo seguire ma trovo abbia più senso inserirlo nel corso di studi universitario al fine di impostare un mindset più imprenditoriale dalle basi.

    hai ragione Lucia, intanto lo proponiamo come aggiornamento professionale

    Mi sembra di capire che molti vedono come innovazione dell’organizzazione dello studio quello di trasformarsi in “impresa”.
    Oggi il mondo è in continua evoluzione, perché allora utilizzare forme di aggregazione professionale del passato per vincere le sfide future (ultimamente vedo le società di ingegneria si trovano spesso in difficoltà).
    La struttura dell’impresa, rigida per definizione, può rispondere alla necessità di far dialogare le diverse anime della nostra professione?
    Secondo me no.
    Se io ho un’impresa sarò propenso ad effettuare i lavori sempre con le stesse persone e questo porta ad un confronto abbastanza ristretto di idee. Ma oggi per progettare bisogna lasciarsi contaminare da idee, pensieri, stili di vita ecc.
    Se io invece mi confronto con persone diverse, inevitabilmente anche il mio modo di progettare si arricchisce di nuovi punti di vista (sia che il mio interlocutore sia un architetto, un informatico o un ricercatore di energia rinnovabile).
    In altre parole preferirei far parte di un network di “professionisti” dove il libero scambio di idee, esperienze e informazioni è realizzato nel modo più smart possibile. Il team può cambiare, ma il fine ultimo di una progettazione di qualità rimane un punto fisso per tutti.

    Sono sicuramente valide entrambe le strade per settori di lavoro diversi.
    La struttura ed il funzionamento dell’impresa è noto, come anche le possibilità di declinazione per il nostro settore; le reti di professionisti, più flessibili ed interessanti per molti professionisti che cambiano squadra secondo le necessità dei progetti, sono un mondo ancora da esplorare ed inventare in forme più competitive rispetto al presente.

    Su questi argomenti Beatrice Manzoni che interverrà al tavolo potrò darci molte indicazioni sulla base delle ricerche effettuate su Casi di Studio da SDA Bocconi.

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