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La Selezione del Progetto – tra Darwin e Renzo Piano

  • Parliamo molto in questo periodo della necessità di mettere mano al nostro patrimonio edilizio e della scarsa qualità delle periferie da “rammendare”, specialmente di quelle parti cresciute dagli anni 70 in poi, individuandone il motivo principale nella scarsa qualità dei progetti che sono stati realizzati nel corso degli anni, interrogandoci a più riprese su quali metodi adottare per ottenere migliori risultati, anche da un punto di vista economico.
    Al di là delle valutazioni di quanto è accaduto nel passato, specialmente nel campo dei lavori pubblici, quello che è finora successo è che nel migliore dei casi si è scelto un progettista e non un progetto.
    Questa distinzione è di fondamentale importanza per capire che la qualità del progetto è un qualcosa che non è insito necessariamente in un ottimo curriculum, ma essa può scaturire soltanto attraverso unʼadeguata selezione competitiva delle idee che nascono dal luogo ed al momento storico in cui esse vengono concepite. Categoria astratta, sicuramente si, ma altrettanto concreta perchè appartiene allo spazio fisico e culturale del sito in cui si viene a realizzare l’opera di architettura.
    Riuscire a comprendere questo concetto, a farlo entrare nella coscienza di ognuno di noi, sarebbe una grande conquista culturale ed etica della nostra società.
    Selezionare il migliore progetto possibile per quel luogo e quel periodo storico, è unʼoperazione che in Europa e nel resto del mondo sviluppato, è prassi usuale e consolidata; è considerata una grande opportunità e non un problema od un fardello normativo, cui ricorrono non solo le pubbliche amministrazioni, ma spesso anche operatori privati.
    Il risultato di questo “fare” virtuoso, è una qualità dell’architettura alta, spesso a livelli di assoluta eccellenza, anche senza la presenza di nomi altisonanti; una ricerca progettuale che attraverso la competizione porta gli architetti a dare il meglio di loro stessi; un beneficio per l’intero corpo sociale, che sovente, anche grazie a percorsi di partecipazione e condivisione, vi si riconosce; benefici sotto il profilo della crescita della cultura architettonica in Italia che potrebbe sostenere dal basso una maggiore consapevolezza rispetto ai temi della città e del paesaggio.
    Il rapporto Qualità dell’Architettura/Qualità della Vita delle persone è indiscutibilmente proporzionale; è una grande responsabilità che noi architetti sentiamo, e che condividiamo sia con gli operatori pubblici che con quelli privati.
    Dal punto di vista degli architetti, ed in particolar modo dei più giovani, che
    si sottopongono ad una selezione darwiniana,partecipando attivamente alle competizioni internazionali – numerose – e nazionali – pochine – investendovi notevoli risorse umane e finanziarie, che superano ampiamente il montepremi, la “liberalizzazione” di questo strumento, potrà consentire, oltre ad una crescita professionale, che nasce dal confronto competitivo con gli altri progetti, anche essere un valido trampolino di lancio, una sorta di ascensore professionale per poter accedere ad un mercato altrimenti difficilmente raggiungibile, e gettare le basi per una carriera di maggiore soddisfazione. Ad esempio il recente Concorso internazionale per il Memoriale della Shoah di Bologna, che ha visto la partecipazione di 384 proposte da tutto il mondo, ha visto emergere quattro ragazzi romani poco più che trentenni, uno solo dei quali lavora come libero professionista, mentre gli altri tre sono collaboratori presso altri studi: attraverso questo importante risultato costituiranno uno studio associato che spero li porterà ad ottenere altre grandi soddisfazioni.
    Un concorso è però strumento molto delicato, un percorso che deve essere gestito con la massima cura, attenzione, trasparenza e professionalità da tutti gli attori del processo; è necessario che si affermi anche qui da noi la figura del coordinatore, figura indispensabile posta tra Committente e partecipanti, garante della correttezza dello svolgimento.
    Gli Ordini possono dare, dire e fare molto perchè questo accada, in un periodo che vedo particolarmente favorevole, proponendosi come promotori autorevoli e garanti nei confronti delle Comunità.
    Il Concorso è figlio di una società moderna, aperta che ha nei suoi principi fondanti trasparenza, merito, pari opportunità, e che crede che investire nelle giovani generazioni sia la strada giusta per guardare al futuro con serenità.

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