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Questo argomento contiene 7 risposte, ha 5 partecipanti, ed è stato aggiornato da  mbarletta 1 anno, 9 mesi fa.

Gli amministratori ed i professionisti hanno un progetto civile comune?

  • Professionisti e P.A.-Una relazione complessa? Gli amministratori ed i professionisti hanno un progetto civile comune.

    Spesso i professionisti si pongono la domanda: gli amministratori ed i professionisti hanno un progetto civile comune?
    Il punto interrogativo muove dalla considerazione che i professionisti non si sentono coadiuvati, non sentono per nulla quello spirito di collaborazione che dovrebbe essere il mezzo per raggiungere un progetto comune.
    La sensazione è quella di essere perlopiù “sospettati” di voler raggiungere risultati non ammissibili, di voler interpretare per “ottenere di più”.
    Sappiamo purtroppo che vengono fornite interpretazioni mutevoli da tecnico a tecnico e … di settimana in settimana.
    Purtroppo poi nessuno si vuole prendere la responsabilità di quanto detto.
    Questo, mi dispiace molto ammetterlo, significa NON avere un progetto civile comune

    Noi per la P.A. siamo i ” nemici ” purtroppo è una questione culturale, il privato nell’immaginario pubblico cerca sempre di ottenere privilegi che secondo la Pubblica Amministrazione sono illeciti.
    Ciò non è affatto vero anche perchè non converrebbe a nessuno di noi progettare e costruire fabbricati che non piacciono , quindi è la mentalità che va cambiata occorre anche per questo che i dipendenti pubblici siano ben istruiti e capiscano quanto è importante la collaborazione con noi, l’obbiettivo di tutti deve essere il bene comune.

    Ovviamente non ce l’hanno anzi è un progetto antitetico. Il motivo per cui i professionisti sono considerati nemici dalla pubblica amministrazione è molto semplice. Chi ha lo scettro del potere amministrativo, anche attraverso norme talmente complesse e opinabili, preferiscono una macchina che contrasta e processa i professionisti piuttosto che una con la quale si possa collaborare, questo per una serie di motivi. Primo motivo alibi, cosi facendo spera di limitare la corruzione, inutilmente, anzi cosi la si favorisce perchè complicando il tutto si obbliga il professionista a diventare assoggettato a qualsiasi organo fornisca una certezza. Secondo motivo che è quello più rilevante, il processo decisionale deve essere limitato per garantire potere. Da sempre è stato cosi in Italia e purtroppo sempre lo sarà, finchè l’italiano non modificherà geneticamente la mentalità.

    Non ritengo corretta la generalizzazione proposta che vede i liberi professionisti in antagonismo con il pubblico impiego. Addirittura si arriva ad utilizzare il termine “nemico” per tale confronto. Lo scenario che si tenta di costruire non è tra i migliori. Leggo tra le righe di questa analisi che non condivido un vecchio difetto: il vittimismo. Ho riscontrato in tutti questi anni di lavoro diversi approcci dei professionisti rispetto alle verifiche pubbliche (nel mio caso igienico-sanitarie-edilizie). Con la maggior parte dei professionisti ho instaurato un rapporto di reciproca stima e collaborazione: tento ogni giorno di diffondere questo approccio lavorativo anche ai miei collaboratori. Non è facile muoversi tra le resistenze corporative dei soggetti che si confrontano ma occorre il coraggio e la voglia di farlo. Tutti possono ricavare dei privilegi personali o corporativi ma deve essere chiaro che è proprio questo atteggiamento che conduce alla reciproca diffidenza.

    La condivisione del “progetto” tra professionista e PA parte da molto lontano. A mio avviso inizia già dalla formazione del libero professionista che avviene in parte condotta e/o certificata dalla PA (le scuole, l’Universita’, ecc.). I primi germi di quella stana malattia che avvelena il confronto tra pubblico e privato vanno rintracciati a mio modo di vedere proprio lì. L’approccio alle politiche pubbliche è una materia trasversale a molte discipline e dovrebbe far parte del pacchetto formativo identificato in quell’insegnamento che una volta alle medie (ai miei tempi) si chiamava EDUCAZIONE CIVICA. Occorre secondo me quindi lavorare molto sull'”educazione civica” di entrambi i mondi a confronto (professioni e PA): le scuole devono mostrare agli studenti le prospettive lavorative evidenziando le relazioni tra i vari mondi e non le divisioni. Io e molti miei colleghi conduciamo corsi presso le università e mostriamo agli studenti il nostro mondo lavorativo. Poi mi ritrovo alcuni studenti come colleghi o come liberi professionisti: è in questo scambio che vedo le basi per una condivisione del “progetto” futuro. Ma il discorso è molto ampio e comprende svariati altri temi: primo fra tutti la trasparenza ma anche la partecipazione alla costruzione di strumenti di gestione.

    Gentile MBARLETTA buongiorno, Ti dichiari non d’accordo sulla definizione ” nemici ” e poi descrivi la situazione esattamente come la abbiamo posta Gerry ed io.

    Sul fatto che non debba essere così siamo perfettamente d’accordo, purtroppo però anche la tua analisi conferma la nostra impressione.

    Se mi riferisco alla mia esperienza di libero professionista nei rapporti con la PA dovrei schematizzare che più grande è la dimensione dell’ente di riferimento (per es il comune) peggiore è il rapporto con i funzionari (anche ns colleghi) adetti ai rapporti con il professionista.
    Nelle piccole realtà è molto diverso, il funzionario a volte quasi “collabora” e si fa carico della soluzione del problema per il quale a lui ci siamo rivolti, il progetto civile comune esiste e funziona!
    Nelle grandi realtà, e purtroppo Milano è un caso tristemente esemplare, troppo spesso si ha la sensazione di essere maltrattati, risposte date a caso, mancanza di impegno e concentrazione sulla problematica sottoposta, direi anche maleducazione: il senso di progetto comune non esiste è lontano anni luce!!

    Gentile Simona Ferradini, davvero non so proprio dove riesce a trovare tra le mie parole un’analogia alla sua visione delle cose. Proverò a ribadire alcuni concetti agli Stati Generali.

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