Tavoli

Questo argomento contiene 0 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  Luca Giuseppe Padovano 1 anno, 7 mesi fa.

Alcuni utili chiarimenti sul BIM

  • Buongiorno a tutti,

    mi chiamo Luca Giuseppe Padovano e da circa trent’anni sono esperto in informatizzazione applicata alla nostra professione.
    Ieri ero presente agli Stati Generali che si sono tenuti in Triennale e, ascoltando tutti i resoconti finali del pomeriggio, ho avuto l’ennesima conferma che le informazioni sul BIM sono troppo spesso frammentarie, quando non addirittura inesatte e/o fuorvianti.
    Considerando che i resoconti di tutti e sei i tavoli hanno citato il BIM e confidando che questo scritto possa in ogni caso essere utile a tutti, lo posterò in tutti e sei i contesti, scusandomi anticipatamente per la ridondanza e le ripetizioni, anche dovute al fatto che nella parte iniziale riportetò i contenuti di un mio precedente post intitolato “come utilizzare al meglio l’informatizzazione nella nostra professione” (Tavolo 5 – Organizzare i nostri studi).
    Innanzitutto, come ho già avuto modo di scrivere in alcuni articoli sulla rivista Modulo, il BIM (Building Information Modeling) è UN METODO (non un software, come si sente troppo spesso dire) e di fatto esisteva già concretamente (attualmente viene identificato come “Level 1 BIM”) negli anni ’90 (quando il termine BIM non era ancora stato coniato), quando il CAD aveva iniziato a diffondersi in ambito PC.
    Attualmente si assiste (e ieri ne ho avuta l’ennesima conferma) a una certa confusione per cui BIM e CAD vengono spesso messi sullo stesso piano, quasi che il secondo sia in alternativa al primo e il primo sia destinato comunque a soppiantare il secondo.
    In realtà stiamo parlando di due cose ben diverse: il BIM, essendo un metodo, continuerà nella sua naturale evoluzione in qualità di metodo e i software CAD (insieme a tutte le altre tipologie di software utili alla nostra professione) continueranno a evolvere in un’ottica sempre più favorevole all’utilizzo del metodo BIM (BuildingSmart e lo standard IFC ne sono un chiaro esempio). Sarà poi l’utilizzatore a decidere quali software utilizzare (tra cui il/i software CAD) e se avvalersi del metodo “Level 0 BIM”, “Level 1 BIM”, “Level 2 BIM” o “Level 3 BIM” (qui elencati dal più semplice al più evoluto e complesso).
    Ieri si sentiva parlare di BIM in modo generico ma è bene tenere conto che chi parlava si riferiva (implicitamente o inconsciamente) al “Level 2 BIM” che rappresenta attualmente il massimo livello evolutivo operativamente abbordabile in forma relativamente diffusa (per il “Level 3 BIM” le cose si complicano molto – non solo dal punto di vista tecnico – perché il modello deve essere obbligatoriamente unico e venire condiviso da tutti in tempo reale in modalità remota).
    Di fatto, chiunque utilizzi un programma CAD adotta implicitamente un metodo BIM a partire dal “Level 0 BIM”, che è il più semplice e meno evoluto e che era già usuale nella seconda metà degli anni ottanta (ovviamente per chi, come me, all’epoca utilizzava già il CAD).
    Perciò nessuno deve sentirsi “datato” o avere paura del metodo BIM: se utilizza il CAD, di fatto lo ha già adottato e deve solo verificare se si trova al livello 0 o 1.
    Ricordiamo inoltre che la possibilità di utilizzare il metodo ai suoi vari livelli (dal più semplice e meno evoluto al più evoluto e complesso) è un valore importante che, oltre a comprendere tutti nel processo evolutivo, permette di indirizzare le scelta del “Level BIM” da utilizzare a seconda dell’obiettivo da raggiungere.

    Grazie per l’attenzione

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